KRISHNA1
“Chiunque non porti odio,
Ma sia amico di ogni entità vivente. Sia distaccato dalle proprietà personali e dal proprio io. Uguale nel dolore e nel piacere. Sia paziente e sempre soddisfatto. Padrone di sé. Impegnato nelle pratiche devozionali, con il suo giudizio fissati su di me. Costui, mio devoto adoratore, mi è caro.”

Bhagavad-Gita

La Bhagavad Gita (Il Canto del Signore Beato) nasce nel mezzo di un campo di battaglia che rappresenta il campo della vita stessa.

E’ un messaggio senza tempo, attuale più che mai, vicino ad ognuno di noi, che ci aiuta a far chiarezza là dove si è formata l’oscurità.

Il messaggio viene rivelato da Krishna, Dio la Persona Suprema al Generale Arjua, in un momento che precede la battaglia, dove due dei più potenti eserciti della Terra, avrebbero dato inizio ad una delle guerre più devastanti che la storia ricordi.

In questo luogo, dove si è consapevoli che la vita e la morte si intrecciano rapidamente, i nervi sono tesi e la mente è turbata, l’uomo allora interroga Dio sul perché dell’esistenza stessa.

Da dove viene la Bhagavad Gita?

La Bhagavad Gita è il sesto libro dei diciotto libri che compongono il Mahabharata (Grande India) che insieme al Ramayana risulta essere una delle opere epiche più estese del mondo, sette volte l’Iliade e l’Odissea o 20 Bibbie messe insieme, 74.000 versi e ben 1.8 milioni di parole.

Si ritiene che sia stato trascritto nel V secolo A.C  dal saggio Vyasa, anche se narra di una vicenda trasmessa oralmente per migliaia di anni.

Che cos’è la Bhagavad Gita?

Alcuni dicono che sia il Vangelo degli Indù, ma non è questo. La Bhagavad Gita è rivolto a tutti a prescindere dalla corrente religiosa, come del resto lo yoga che sorge dall’induismo ma viene praticato da persone di qualsiasi credo. Chi si interessa alla cultura dello yoga è probabile che ne abbia sentito parlare e che ci sia  avvicinato.

Tra i libri che compongono la vasta libreria dei Veda è uno dei più importanti e amati, perché nel suo insieme c’è l’essenza delle 108 Upanischad e dei quattro Veda.

Insieme agli Yoga Sutra di Patanjali è considerato uno dei testi fondamentali per chiunque voglia addentrarsi nelle discipline yogiche perché racchiude tutti i quattro yoga della tradizione, Jnana (della conoscenza), Karma (dell’azione), Raja (della mente), Bakti (della devozione).

La Bhagavad Gita, non è solamente un poema di filosofia ma anche un manuale di yoga che include le istruzioni fondamentali per la vita sociale e spirituale.

E’ una chiamata all’azione, tenendo in conto l’essenza spirituale del uomo e la finalità cosmica dell’universo.

Di cosa parla la Bhagavad Gita?

La Bhagavad Gita, narra i momenti che precedono la battaglia del Kurusektra. In questa piana eserciti di tutte le nazioni del mondo come gli Arya Land (Irlandesi), i Shinto (Cinesi), i Risha (Russi) e gli Skanda (Scandinavi) per citarne alcuni, si schierano in due formazioni opposte i Kurava e i Pandava, per iniziare una delle guerre più terrificanti che l’umanità avesse mai vissuto fino ad allora.

In questo scenario che precede la battaglia, i due eserciti sono uno di fronte all’altro, elefanti, cavalli, guerrieri e armi micidiali sono pronti per dare inizio al combattimento.

Il Divino Krishna ascolta le paure e le angosce che divampano dall’animo scosso del generale Principe dei Pandava Arjuna e gli da le risposte per liberasi dalle sue oppressioni. Un messaggio non solo per il guerriero Arjuna ma per tutta l’umanità.

Sarà una battaglia sanguinosa dove moriranno due milioni di soldati e 640 milioni di persone in diciotto giorni. Si useranno ordigni nucleari ancora prima dell’era attuale.

Il Dottor. Robert Oppenheimer, dopo che aver fatto esplodere la prima bomba atomica, gli vennein mente un passaggio della Bhagavad Gita

“Se la luce di mille soli | divampasse nel cielo, | sarebbe come | lo splendore dell’Onnipotente”
E ancora, quando la sinistra, gigantesca nuvola si sollevò nella sommità sopra il Punto Zero, egli si ricordò di un altro verso dello stesso testo:
“Io sono diventato Morte, il frantumatore dei mondi.”

Oppenheimer, rammentava che quel giorno non era stato il primo della storia in cui una bomba atomica era esplosa.

Dopo la guerra del Kurusektra il mondo non sarebbe stato più lo stesso, sarebbe seguita una età oscura, dopo di che la storia sarebbe iniziata nuovamente con quella che noi oggi in parte conosciamo.