tantra mano sinistra

Nel Tantra ci sono due sentieri distinti: il Dakshinachara (il sentiero della mano destra) e Vamachara (il sentiero della mano sinistra), ambedue si ritiene che portino all’illuminazione.

Il Dakshinachara basa la sua disciplina su pratiche Vediche Induiste ortodosse, come lo yoga, la meditazione e l’ascetismo.

Il Vamachara segue un percorso che si discosta da quello suggerito dai Veda .

Le pratiche rituali del Tantra della mano sinistra, includono i cinque pancha-makara che sono: il consumo di alcool e altre sostanze intossicanti (madya),  i riti sessuali (maithuna), il consumo di carne (mamasa), di pesce (matsya) e la gestualità rituale (mudra).

Tra le due vie quella della Mano Sinistra è considerata quella più rapida per raggiungere l’illuminazione, ma è anche la più pericolosa ed è raccomandata solamente per pochi iniziati.

Una ricca e dettagliata descrizione delle pratiche Vamachara, sono raccolte nella biografia incompleta e mai pubblicata di Sri Atmatattva Das.  Nei suoi scritti Atmatattva, narra di avvenimenti ambientati nel Sud dell’India, nei primi anni ’70.

Sri Atmatattva Das, racconta che dopo aver completato i primi studi, il suo Maestro Tantrico, una sera gli chiese di assisterlo in un rituale.
Si recarono quindi in un crematorio, dove con l’aiuto di un becchino, recuperarono una carcassa mezza bruciata che poi  utilizzarono a mo di altare.
Mentre il Maestro, in meditazione,  sedeva vicino al corpo,  Atmatattva da un cofanetto, che conteneva otto differenti polveri,  ad un  suo cenno doveva spargerle sul cadavere.

Il becchino durante la cerimonia poneva sul cadavere della brace per mantenerlo caldo. La polvere produceva differenti colori e sfumature di fumo.
Ad ogni sbuffo di fumo che si levava dalla carcassa la mente di Atmatattva  si apriva a nuovi  mondi di pensiero.
Ora,  con uno sbuffo la sua mente si innondava della visione del cielo dell’alba, di mezzogiorno e del tramonto. Un altro sbuffo  e vedeva differenti forme di nuvole.  Un’ altro ancora e nella sua mente formava la visioni di corpi fatti d’ acqua. Ogni tanto le visioni erano orribili ed altre volte erano molto sensuali. In ogni caso Atmatattva doveva mantenere la sua mente sotto stretto controllo per non far prevalere le fascinazioni, i desideri o le repulsioni.

Il suo maestro lo stava usando come “video monitor” per la sua meditazione. Doveva sostenere le immagini indisturbate nella sua testa mentre il Maestro le sondava con la sua mente. Ogni immagine era una porta ad un particolare livello di consapevolezza ed ad ogni livello il Maestro doveva propiziare una particolare forma della Devi (Dea).

Il rituale si perpetuò fino ad un’ora prima del sorgere del sole. Il Maestro  si alzò  e ringraziò l’adepto,  grazie al suo aiuto quella sera il rito aveva avuto successo.

Per anni il Maestro aveva tentato di completare quella cerimonia ma non avendo avuto un allievo all’altezza non era riuscito nel suo intento.
Finalmente  aveva ottenuto i poteri che rendono gli oggetti ed anche il suo corpo invisibili e  poteva riprodurli e riprodursi in multiple forme.

Questi poteri sono chiamati siddhis (perfezioni) e sono ottenute dagli yogi dopo lunghe, ardue e austere meditazioni che si possono prolungare per  una successione di vite. La pratica Yoga, lentamente incrementa l’energia dei chakra per arrivare alla perfezione.

La pratica tantrica è molto più rapida, combina  insieme  elementi esplosivi e contraddittori, come ad esempio mantenere il voto di celibato e  l’autocontrollo bagnando col liquore il corpo nudo di una vergine.

Dalla mente  sottoposta ad inteso stress meditativo scaturisce un’intensa forza di volontà che provoca una forte  energia nei chakra.

Le pratiche del tantra della mano sinistra, sono rapide, ma molto pericolose e se ci colgono impreparati  possono portarci alla alienazione e perfino alla pazzia.