tantra 2

“La pratica è lo strumento, Oh Dee. Il sapere attraverso i libri non è uno strumento.  Il sapere è dappertutto, pronto e disponibile, ma la pratica è molto difficile da compiere.”
Vina-Shika- Tantra (137)

Come fenomeno letterario,  il Tantra emerge in India quasi contemporaneamente all’Induismo ed al Buddhismo, nei primi secoli del primo millennio a.C. Si ritiene che il Tantra sia più arcaico dei Veda stessi.

La Tradizione Induista parla di 64 Tantra, ma ce ne sono molti altri, alcuni non sono sopravvissuti al passare del tempo.

Gli Acharya (maestri) Tantrici, affermano che il tantrismo è l’adattamento della Verità

Stiamo vivendo nell’era del Kali-yuga (ultima delle quattro ere che caratterizzano il ciclo cosmico dell’Universo ), gli antichi veggenti per questa età oscura e degenerata ci hanno tramandato  gli insegnamenti del Tantra, pensati per i ricercatori spirituali prigionieri dell’ epoca attuale.

I praticanti Tantrici adorano il Divino Femminile, o Shakti, nella forma della dea Kali, che ha la funzione di riassorbire, divorare o distruggere l’universo.

Nel Mahanirvana-Tantra (4.29-31) la dea è chiamata la “suprema yogini” perché alla fine del tempo essa divora lo stesso divoratore del tempo, Shiva nel suo aspetto di Mahakala.

Ai propri devoti Kali mostra sempre il suo aspetto benevolo, ma anche nell’aspetto distruttivo simboleggia la forza che rimuove tutti gli ostacoli karmici, interiori ed esteriori, distruggendo le nostre debolezze, togliendoci la cecità spirituale e facendoci riemergere nella consapevolezza.

Kali, non è mai sola, il suo corrispettivo maschile è Shiva chiamato anche Mahakala “grande tempo”. Kali e Shiva sono uniti nella distruzione del tempo e delle cose che non ci servono più e che sono solo dannose, perché ostacolano il nostro cammino spirituale.

Shiva con la sua forma danzante “Nataraja”, ossia signore della danza, nei suoi passi di danza include la creazione, la conservazione e la distruzione del mondo, come pure l’occultamento della verità e la grazia attraverso la quale l’ultima Realtà viene rivelata nella sua forma autentica.

Il seguace della sadhana (pratica) tantrica usa ogni mezzo psicospirituale a sua disposizione, per risvegliare le forze latenti dentro di sè, raggiungere l’immortalità e la realizzazione del sè.

La disciplina personale, nella pratica è il mezzo su cui fa riferimento il praticante del tantra per raggiungere la mukti “liberazione“.

Sotto molti aspetti le pratiche tantriche assomigliano a quelle non tantriche. Ad esempio, le metodologie offerte dall’hathayoga, sono adoperate al massimo dai sadhaka (praticante del tantra), dove si privilegia l’azione e si dedicata un attenzione spasmodica al corpo.

L’involucro psicofisico deve divenire puro, splendente, divino, le tecniche tantriche transustanziano la natura e liberano lo splendore divino dentro di noi. Questa alchimia spirituale ci può permettere di poter assumere una personalità trascendentale dove possiamo consustanziarci con l’Assoluto.

Nel Tantra il raggiungimento finale spirituale è chiamato “ingoiarsi l’Universo”, ossia la conoscenza e compressione totale dell’assoluto in tutte le sue forme dentro di noi.

Le pratiche tantriche sono molto potenti e pericolose, perché mettono in gioco forze spaventose, più grandi di noi e quindi è raccomandabile seguire questa via attraverso la guida di un maestro esperto.